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Ferrara racconta Irfan, il piccolo kamikaze

Ferrara racconta Irfan, il piccolo kamikaze

Scrittore premio Andersen a Fiera Bologna con "Mangiare la paura"

ROMA, 04 aprile 2016, 10:41

di Mauretta Capuano

ANSACheck

Mangiare la paura di Antonio Ferrara - RIPRODUZIONE RISERVATA

Mangiare la paura di Antonio Ferrara - RIPRODUZIONE RISERVATA
Mangiare la paura di Antonio Ferrara - RIPRODUZIONE RISERVATA

 (ANSA) - ROMA, 3 APR - ANTONIO FERRARA, MANGIARE LA PAURA (IL BATTELLO A VAPORE-PIEMME) - Il terrore, quella paura degli attentati che paralizza "va mangiata, digerita, metabolizzata perché solo così può diventare energia nuova". Antonio Ferrara, illustratore e scrittore di libri per ragazzi, vincitore del Premio Andersen nel 2012 e nel 2015, racconta la storia di un ragazzo kamikaze nel suo romanzo young adult 'Mangiare la paura' (Il Battello a Vapore-Piemme) con cui sarà alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, che si inaugura oggi con 1.200 espositori da oltre 70 paesi e ospite d'onore la Germania.

    Irfan, nato in un paesino a trenta chilometri da Islamabad, a 13 anni viene mandato dalla madre, vedova, in una madrassa, una scuola coranica lontana da casa, perché abbia assicurato almeno un pasto caldo al giorno. Ferrara segue la metafora del mangiare che "vuol dire possedere, fare proprio e trasformare" per metterci di fronte alla violenza estrema ma anche alla speranza.
    Per Irfan "mangiare la paura di morire vuole dire trovare il coraggio di vivere" spiega all'ANSA Ferrara.

    Nella scuola, di soli maschi, Irfan impara il Corano a memoria in arabo classico, senza capirne il senso. Viene picchiato dal suo maestro quando sbaglia, è affascinato dai manifesti affissi alle pareti della madrassa con i martiri che si sono fatti saltare in aria per Allah ma le poche volte che torna a casa, il nonno gli racconta vecchie storie del Corano che hanno tutto un altro sapore democratico. Comincia ad avere profondi dubbi ma quando scopre di essere stato scelto per diventare un kamikaze prenderà una nuova via. "Non voglio morire, pensavo, non voglio. Volevo tornare dal nonno, per chiedergli se Allah voleva davvero che facessi quello che stavo per fare" dice il ragazzino. E guardando una sua fotografia che ha sempre portato con sé, dice: "Ecco, hanno questo di strano le foto, non dicono come sarai". "Il libro è nato più di tre anni fa e volevo parlare dei ragazzini usati come kamikaze dai talebani quando hanno cominciato a conquistare il Pakistan. Non si parla dell'Isis ma è una chiave di lettura di quelli che sono diventati i concorrenti di Al Qaeda" dice Ferrara che è ateo, non è un esperto di Islam ma per scrivere il libro si è ampiamente documentato e ha avuto come consulente una docente di islamistica dell'Orientale di Napoli.

"Bisogna sfatare i luoghi comuni, distinguere tra l'Islam intollerante, violento, omicida, rappresentato oggi da pochi ma che confonde le idee a tutti, e quello più tollerante. Il 90% delle vittime del terrorismo - afferma Ferrara - sono musulmani. Digerire tutto quello che sta accadendo vuol dire capire che non è una cosa religiosa, né una battaglia di civiltà".

La scommessa dell'autore di 'Mangiare la paura' è "usare il racconto delle emozioni per comprendere attraverso una storia piccola, in cui identificarsi, quello che sta realmente accadendo". "E' spaventoso ma sarebbe ancora più spaventoso darla vinta agli estremisti" dice Ferrara che a Bologna porta fra l'altro anche il suo primo graphic novel 'Garrincha. L'angelo con le gambe storte' dedicato al calciatore brasiliano che nonostante la sua disabilità è diventato campione del mondo nel '52, pubblicato dalla casa editrice Uovo Nero. "Il Brasile ha vinto i mondiali grazie a Pelé e a Garrincha che aveva una gamba più corta dell'altra, il bacino storto e una scogliosi gravissima ma è riuscito a essere un campione" sottolinea Ferrara che ha lavorato per alcuni anni in una comunità alloggio per minori , impegnandosi parallelamente sulla promozione della lettura.

   

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