Il ricorso agli ammortizzatori sociali nei primi 9 mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2019, "è lo specchio della salute del comparto industriale del Friuli Venezia Giulia": si è passati da 3,259 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo) nel 2019 a 8,288 milioni di ore nei primi tre trimestri di quest'anno, "ovvero più del 150% di aumento".
Lo evidenziano il segretario regionale Uil del Fvg, Matteo Zorn e il segretario con delega all'Industria, Ezio Tesan.
Tutte le aree, spiegano, "rilevano problemi dovuti alla
speculazione sulle materie prime e i costi energetici". "Si
aggiunge una diffusa difficoltà di reclutamento di manodopera
qualificata".
In dettaglio, "a soffrire di più sono le industrie
chimica-energia-tessile-gomma plastica, che registra un
complessivo calo degli ordinativi e un aumento dell'uso degli
ammortizzatori sociali, ma anche una 'latitanza' delle
istituzioni. In particolare a livello regionale, dopo una prima
proposta, non si parla più di un rigassificatore nel Nord
Adriatico, così come continuano a mancare i decreti attuativi
della legge regionale sulle grandi derivazioni d'acqua per uso
idroelettrico approvata nel 2020".
"Forte sofferenza" vi è poi nell'industria della carta, "su
cui i costi l'energia incide fino al 30%", mentre "l'industria
meccanica è arrivata al suo limite di 'competitività'. Si
evidenziano infatti fermate produttive nell'area meccanica, ma
anche nella siderurgia, fortemente energivora". L'edilizia "è
riuscita a recuperare il 50% di quanto perso nel settore
costruzioni nel biennio precedente, sebbene si registrino
criticità nella cessione del credito". Altro aspetto di tenuta
del settore, concludono Zorn e Tesan, "sono le risorse del Pnrr
sull'edilizia pubblica, settore ferroviario e infrastrutture,
che dovrebbero consentire di mantenere un trend positivo almeno
per un triennio".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA