La ministra non è presente in aula.
L'udienza preliminare potrebbe chiudersi con la decisione sul
rinvio a giudizio o meno nel giro di poco tempo con la
fissazione di altre due o tre udienze nelle prossime settimane.
I pm Marina Gravina e Luigi Luzi contestano presunte
irregolarità legate alla cassa integrazione ottenuta per 13
dipendenti durante il Covid con ingenti danni per l'istituto
previdenziale che, in assenza di risarcimento, chiede di essere
parte civile.
Quello che ha preso il via oggi è il secondo procedimento
istruito dai pm milanesi in cui la senatrice rischia di finire a
dibattimento. La scorsa settimana è cominciata l'udienza
preliminare per false comunicazioni sociali a carico della
parlamentare e altre 19 persone, anche giuridiche, e che pur
procedendo spedita, dovrebbe terminare alla fine di novembre.
Secondo la ricostruzione, l'allora parlamentare di Fratelli
d'Italia, Kunz e Paolo Giuseppe Concordia, collaboratore esterno
con funzioni di gestione del personale di Visibilia Editore e
Visibilia Concessionaria - società del gruppo fondato dalla
politica e dal quale nel 2022 è uscita - sarebbero stati
consapevoli di aver richiesto e ottenuto "indebitamente" la
cassa integrazione in deroga "a sostegno delle imprese colpite
dagli effetti" della pandemia per i 13 dipendenti. Le cui
testimonianze, oltre agli esiti di una ispezione Inps e a una
serie di accertamenti, sono state raccolte nel corso delle
indagini: tutti, o quasi, avrebbero confermato che la ministra
sapeva. Sarebbe stata a conoscenza del fatto che stavano
continuando a lavorare mentre l'istituto previdenziale versava i
fondi stanziati durante l'emergenza: oltre 126mila euro, per un
totale di oltre 20mila ore. A Santanchè, così come agli altri
due, viene quindi addebitato di aver "dichiarato falsamente" che
quei dipendenti fossero in cassa "a zero ore", quando invece
svolgevano le "proprie mansioni" in "smart working". Nel mirino
ci sono pure le integrazioni che sarebbero state date per
compensare le minori entrate della Cig rispetto allo stipendio:
una "differenza", scrivono i pm, che sarebbe stata corrisposta
con "finti rimborsi per 'note spese e spese di viaggio'".
Ma non sono solo queste le grane che la ministra dovrà
affrontare: la magistratura di Milano sta indagando, tra
l'altro, sulle società, sempre da lei create e che ha lasciato,
del bio-food. In particolare Ki Group srl, fallita lo scorso
gennaio. Per novembre è atteso il deposito della relazione del
curatore fallimentare, dopo di che i pubblici ministeri
decideranno come muoversi.
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