Hun Manet, il figlio del premier
cambogiano Hun Sen e prossimo erede designato di una successione
quasi dinastica, ha reclamato oggi la vittoria del proprio
partito alle elezioni legislative di ieri, considerate dalla
comunità occidentale una farsa per dare una parvenza di
democrazia a un regime sempre più intollerante di qualsiasi
opposizione.
"Il popolo cambogiano ha chiaramente espresso la sua volontà
attraverso i voti", ha scritto Hun Manet (45 anni) su diversi
social media, "e un numero schiacciante ha espresso il proprio
sostegno al Partito popolare cambogiano (Cpp)". Hun Manet - che
Hun Sen ha indicato come il suo successore forse già nelle
prossime settimane - ha proseguito ringraziando i cambogiani
"per aver scelto di votare, e specialmente per tutto il loro
amore e la fiducia nel Cpp".
I risultati del voto saranno ufficializzati solo tra
settimane, ma già ieri il partito del premier aveva dichiarato
di aver vinto "a valanga". Alle elezioni non era presente
l'unico verso movimento di opposizione, il "Partito del lume di
candela", squalificato a maggio con un cavillo legale.
Negli ultimi anni, la Cambogia di Hun Sen - al potere dal
1985 - si è appoggiata sempre più alla Cina, che la sostiene
economicamente permettendo così a Hun Sen di non curarsi delle
richieste democratiche dei donatori occidentali. Le reazioni di
Stati Uniti e Cina al voto di ieri riflettono i nuovi rapporti
di forza. Mentre il dipartimento di Stato di Washington ha
definito le elezioni "né libere né regolari", condannando le
minacce all'opposizione e alla società civile, il ministero
degli esteri di Pechino si è congratulato con Hun Sen per la sua
vittoria "in elezioni di successo".
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