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Buddhisti in Italia, maggioranza donne, per 36% è una filosofia

Buddhisti in Italia, maggioranza donne, per 36% è una filosofia

Presentata una ricerca in Senato

ROMA, 12 marzo 2024, 12:11

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

Tracciare i molteplici volti del Buddhismo: è questo l'obiettivo del primo studio a livello italiano ed europeo dal titolo "Il Buddhismo in Italia", promosso dall'Unione Buddhista Italiana e realizzato in collaborazione con un gruppo di ricercatori delle Università di Padova e Torino e presentato oggi in Senato.
    Secondo l'ultimo rapporto realizzato da Cesnur (2022) i praticanti di tradizione buddhista in Italia sono 342mila, pari allo 0,6% della popolazione residente. Dall'indagine condotta su oltre 500 frequentanti dei centri dell'Unione Buddhista Italiana emerge come ad essere preponderante sia la componente femminile (58%), e una presenza abbastanza consistente di over 60 (33%) rispetto a quella degli under 35 (26%). Dal punto di vista sociodemografico è possibile delineare un identikit del buddhista medio: donna di mezza età, con un profilo socioeconomico e culturale mediamente alto.
    La ricerca ha cercato di comprendere a quali categorie viene principalmente associato il Buddhismo. Il 36,3% degli intervistati lo considera una filosofia di vita, il 18,7% una religione, il 13,5% lo associa all'amore universale e alla compassione, e il 13,1% ad una scienza della mente. Per la maggior parte degli intervistati la conoscenza del Buddhismo è avvenuta in modo autonomo tramite le reti familiari (6,6%), il partner (4,3%) o gli amici (13,9%).
    Tra i principali motivi che hanno determinato l'avvicinamento alla pratica buddhista vi sono "i benefici spirituali che questa potrebbe portare". L'attenzione all'ambiente, la difesa dei diritti umani e una particolare sensibilità per le questioni di genere e le disuguaglianze sono alcuni degli elementi che conferiscono al Buddhismo una connotazione attraente per i non praticanti. Considerando il tema della parità di genere gli intervistati mostrano un elevato grado di accordo (6.83/7) rispetto alla leadership religiosa femminile. Nella realtà dei fatti all'interno dei centri aderenti all'Ubi ci sono 17 responsabili su 57 di genere femminile (pari al 30% del totale).
    L'adesione al Buddhismo per 7 intervistati su 10 non va letta in termini di conversione. Per molti, essere buddhista, non significa tagliare di netto con il passato quanto più intraprendere un percorso capace di allargare le proprie prospettive.
    "Attraverso questa ricerca abbiamo voluto aprire un nuovo capitolo negli studi sul Buddhismo in Italia offrendo una prospettiva di riflessione nuova su quanto sta accadendo non solo nel Buddhismo, ma anche nella società italiana", sottolinea Filippo Scianna, Presidente dell'Unione Buddhista Italiana.
    "L'originalità di questo lavoro sta nell'aver combinato aspetti qualitativi e quantitativi e allargato l'orizzonte d'indagine anche ai non praticanti buddhisti. Grazie a questo ampio sguardo è possibile comprendere la straordinaria capacità del Buddhismo di interpretare le istanze più diverse della nostra società offrendo risposte flessibili o comunque non dogmatiche alle sfide della contemporaneità".
   

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