Si è scatenata la tempesta perfetta sul Comune di Genova attorno alla realizzazione di una struttura per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati a Rivarolo, in Valpolcevera. Nelle passate settimane la questione era stata al centro delle cronache per le proteste dei residenti sul fatto che il centro sarebbe stato allestito nel parcheggio di un ex circolo Arci all’interno di container adattati a moduli abitativi. Una soluzione considerata “lesiva della dignità degli esseri umani” secondo cittadini, politici e associazioni scesi ripetutamente in piazza anche contro le parole del sindaco Marco Bucci che aveva dichiarato come quei container fossero “meglio degli appartamentini”. Nelle ultime ore però la situazione ha avuto una svolta inattesa. Il terreno dove avrebbe dovuto sorgere il centro è risultato di proprietà di una collaboratrice a contratto dell’assessore al Sociale del Comune, Lorenza Rosso che, invece, nei giorni scorsi, aveva affermato anche davanti al consiglio di non essere a conoscenza dei rapporti tra il privato e l’ente del terzo settore, Misecoop, che aveva chiesto l’accreditamento per la struttura (non ancora autorizzato). Il potenziale conflitto di interesse ha portato il sindaco di Genova Marco Bucci a un totale dietrofront sul dossier. Oggi in un consiglio comunale di fuoco Bucci ha ammesso il “grosso inciampo” e ha spiegato che l’amministrazione ha deciso di fermare l’iter “nel rispetto della trasparenza”. “Ci siamo informati con l’avvocatura e non ci sono problemi di tipo legale ma di fronte al potenziale conflitto di interesse abbiamo deciso di non realizzare nulla che abbia a che fare con il Comune di Genova su quel terreno”. Il sindaco ha anche che spiegato che la collaboratrice dell’assessore, Valentina Militerno, assunta in forma fiduciaria con un cosiddetto articolo 90, in mattinata ha rassegnato le dimissioni. Una marcia indietro che non è bastata a silenziare le polemiche dell’opposizione. Tutti i gruppi di minoranza in consiglio, dal Pd al M5s passando per il Misto e Uniti per la Costituzione, hanno chiesto a gran voce le dimissioni dell’assessore Rosso che, presente in aula, ha invece scelto di non parlare. “L’assessore ha detto che non era a conoscenza degli accordi tra privati ma ci risulta che sapesse tutto e che fosse addirittura stata in sopralluogo a Rivarolo”, ha detto Mattia Crucioli (Uniti per la Costituzione). “Non si elimina il conflitto d’interesse sollevando dall’incarico una collaboratrice, ci si prende la responsabilità di una situazione incresciosa”, ha aggiunto Fabio Ceraudo, M5s. Cristina Lodi, Azione, capogruppo del Misto, ha ricordato: “Abbiamo chiesto se l’assessore avesse fatto un censimento delle aree disponibili sul territorio della Città metropolitana e la risposta era stata negativa, se il censimento ci fosse stato sarebbe stato evidente che c’erano aree migliori di quel terreno a Rivarolo”. A rendere ancora più tesa la situazione in consiglio comunale uno scontro tra il capogruppo della Lega Federico Bertorello e il sindaco. A seduta sospesa, per via di una convocazione di capigruppo, i due si sono parlati a quattr’occhi. Il sindaco evidentemente deluso perché i consiglieri del Carroccio non sono intervenuti a favore della giunta sulla questione del potenziale conflitto d’interesse legato all’area di Rivarolo, ha ripreso Bertorello con parole molto dure a cui l’esponente leghista ha risposto, alzando ancora di più i toni, “Io non mi faccio comprare da nessuno, neanche mio padre mi tratta così”. Secondo quanto ricostruito, la Lega si era in effetti accordata con i gruppi di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lista Toti sulla linea da tenere sulla vicenda. I partiti hanno preferito non intervenire pubblicamente sul caso politicamente imbarazzante. La seduta del consiglio è proseguita, prima di essere sciolta anzitempo, nel caos tra l’ostruzionismo e le proteste della minoranza che, con cartelli e pugni picchiati sugli scranni, hanno continuato a chiedere le dimissioni dell’esponente di giunta.
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