Richard Serra, Kara Walker, Ai
weiwei, Maurizio Cattelan: c'e' il Gotha dell'arte contemporanea
dietro la decisione del Metropolitan Museum di "divorziare"
dalla famiglia Sackler, proprietaria della casa farmaceutica
Perdue, e coinvolta fino al collo nella crisi degli oppiacei.
Dietro le quinte, una settantina di vip, le cui opere sono nelle
raccolte di musei e collezioni di mezzo mondo, hanno fatto
pressione per convincere il museo a prendere le distanze dalla
dinastia che ha costruito una fortuna sull'antidolorifico killer
OxyContin.
Il retroscena, uscito sul "New Yorker", è a firma di Patrick
Radden Keefe, autore di un libro, "Empire of Pain" (Impero di
Dolore) risultato centrale nel mettere in piazza il ruolo di
alcuni dei più importanti mecenati dell'arte in America
nell'epidemia spesso letale delle dipendenze da farmaci.
"Stretto tra due delle sue più importanti 'constituency', gli
artisti e i benefattori, il museo ha scelto gli artisti", ha
scritto Keefe.
I nomi di quanti segretamente hanno fatto lobby rappresentano
il canone dell'arte contemporanea: oltre alla fotografa Nan
Goldin, che dal 2019 guida la protesta anti-Sackler essendo lei
stessa stata vittima per anni della dipendenza da OxyContin, Ai
Weiwei, Laurie Anderson, Maurizio Cattelan, Jim Dine, Jenny
Holzer, Arthur Jafa, Anish Kapoor, William Kentridge, Cindy
Sherman, Brice Marden, Ed Ruscha, Richard Serra e Kara Walker
hanno firmato una lettera al Met il cui testo è apparso in
esclusiva sull'ultimo numero del "New Yorker".
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